Rispondo qui ad un commento di giacomo al post precedente, perché mentre stavo per rispondere mi è venuta in mente un’altra cosa.
Sì, ma non vorrei che questa dilapidazione fosse in realtà una dispersione. Di sé, del tempo, degli altri, della propria storia fatta a pezzetti e non ricostruita o ricostruita sotto altra forma. Non c’entra molto apparentemente, ma credo che invece qualcosa che lega la cosa che mi è venuta in mente con quello che sto scrivendo ci sia, altrimenti non vedo perché mi sarebbe venuta in testa all’improvviso, senza altro motivo.
Ho ripensato ad un articolo che ho letto qualche giorno fa, forse ieri, su Repubblica. A Torino, insieme agli studenti dell’Onda che anche oggi ne hanno buscate dalla Celere (suppongo che fosse la Celere, visti i caschi blu)
[e anche su questo ci sarebbe da dire: la scorsa settimana, a Firenze, la stessa Celere è intervenuta contro un gruppo di cinquanta studenti che manifestavano contro un preside di Liceo- candidato alle elezioni comunicali nella lista di civica in appoggio a Matteo Renzi, PD- che non aveva concesso l'aula dove normalmente- da quattro anni- si riunisce la Rete dei Collettivi studenteschi, perchè qualche giorno prima alcuni studenti hanno danneggiato un gazebo davanti alla scuola, messo su dal candidato del PDL Giovanni galli, storico portiere della Fiorentina e per questo uomo di esperienza politica non indifferente]
insieme a questi studenti venuti da tutt’ Italia,c’erano altri giovani, venuti anche loro da tutt’ Italia, per fare i provini del Grande Fratello. Erano, se non sbaglio,diecimila persone, di età compresa ra i venti e i trenta anni.
La motivazione del loro desiderio di entrare a far parte del cast del GF era quella di “cambiare vita” , di “uscire dalla realtà” e – ed è questa la cosa che mi ha colpito e sulla quale credo di aver istituito inconsciamente un collegamento con quello che sta scritto qui sotto- di “esistere per qualcuno”, vale a dire, credo, di diventare un personaggio pubblico, un personaggio che, come dice l’aggettivo, appartiene a tutti e non solo a se stesso, avere l’occasione, un’occasione unica nella vita di ognuno di noi, di essere quello che si vorrebbe essere.
Anche se so che la cosa detta così rischia di scandalizzare, credo che molte volte tra la scrittura, la voglia di scrivere e la voglia di apparire, fatte le dovute distinzioni, non ci sia poi così grande differenza: sono diversi, certo, i mezzi attraverso i quali ci si esprime, ma a parte questo e a parte il fatto che -per noi che ci sentiamo diversi ( ma lo siamo? mi viene in mente, a questo punto, l’ultimo post di caracaterina)- la distanza tra la televisione e un libro sembra incommensurabile, credo che possano essere considerate come espressioni del medesimo desiderio: quello di esistere per qualcuno, di vedere attestato il proprio essere, il proprio valore misconosciuto.

Forse, in un caso si cerca un riconoscimento recando come offerta/offrendo in cambio qualcosa al bene comune – una visione, un’interpretazione della realtà, un’analisi dell’umano, una versione del bello ecc. – qualcosa, insomma, che dovrebbe contribuire a “far funzionare meglio il mondo”; nell’altro si offre unicamente se stessi, come in un sacrificio umano.
(Un po’ apocalittico?)