una poesia, per oggi, per tutti quelli che stanno diventando presbiti
I mutaforma d’inverno
2.
Secoli fa, quando vivevamo ai margini
della foresta, in notti come questa
ti saresti messo la pelle dell’orso
e grosso e goffo ti saresti aggirato in cerca di preda
fra gli alberi, e saresti stato la forma delle umane
paure contro il banco di neve.
Io avrei scelto la volpe;
mi piacevano gli scherzi,
indietreggiare sulle mie impronte,
e, ammettiamolo, rubare.
A quel tempo avevo tante forme:
lo sgusciare dentro e fuori
della mia stessa viscida pelle d’anguilla,
e anche della tua; eravamo l’uno dell’altra
il guanto iridescente, l’abile corpo
tutto destrezza e illusione.
Un tempo eravamo agili come pitoni veloci
e argentei come aringhe, e lo siamo ancora, a volte,
se non fosse che ci fanno male i ginocchi.
Adesso ci accontentiamo di rannicchiarci
sotto la muta di piume di anatre e oche
mentre il vento scroscia come un fiume
vi nuotiamo dentro pur restando fermi,
come trote nella corrente.
Ogni cellula
del nostro corpo si è rinnovata
tante volte da allora, non è
rimasto molto, mio caro,
degli originali. Siamo impronte
che diventano arenaria, oppure, pensaci,
carbone che diventa diamante. Meno
flessibile, ma più concentrato;
e niente più squame e pseudonimi,
almeno all’esterno. Sebbene abbiamo accumulato,
nostro malgrado, altri travestimenti:
tu una logora valigia di pelle
d’elefante con la pelliccia bianca,
io un cespuglio di pruni. Be’, ho sempre
avuto i capelli ribelli. Poi ci sono i problemi
agli occhi: troppo vicino, troppo lontano, sei sfocato.
Dicevo sempre che ti avrei riconosciuto tra mille,
ma è sempre più difficile.
( Margaret Atwood, da Mattino nella casa bruciata, con testo a fronte, a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, Le Lettere)
Giugno 28, 2009 at 5:45 pm
Guarda: l’ho letta tutta di un fiato pensando fosse tua. Mi dicevo: Mamma mia, è bravissima!
Poi sono arrivato alla fine, ho letto la parentesi, e mi è dispiaciuto un po’: che sarebbe stato meraviglioso… Però, solo il fatto di averla scelta e postata, ti fa bravissima anche a te (non come la Atwood, per ora, ma c’è tempo ,-) ).
Giugno 28, 2009 at 7:29 pm
Bastasse scegliere una bella poesia per diventare bravissima… Però potrei provare, che dici?
Giugno 28, 2009 at 7:39 pm
Se sei brava a scrivere versi come sei brava a sceglierli, sei anche costretta a provare…
Giugno 30, 2009 at 9:24 am
stavo per alimentare il tuo blog, in gallego si dice un blog alimentase dos teus comentarios, l’ho visto cliccandoti il disegno.
Ti lasciai meglio una lettera in fb.
Visto che l’alimentazione che mi veniva fuori era laterale e come uno che si distrae con farfalle o col dito che punta la luna. Al finale quel dito è l’unico vicino, così vicino che puoi perfino leccarlo, la luna invece non puoi morderla.
Madonna che risvegli