il banco da sé

Il vecchio e distinto signore, antico amico di famiglia, piccolo e magro, con i capelli bianchi tirati indietro, dalla brillantina, penso che immaginai allora, ci aprì la porta della sua casa in via San Zanobi. Era all’ultimo piano di una piccola palazzina lunga e stretta, nella strada che dal mercato di S.Lorenzo si dirige parallela, insieme ad altre, in direzione della vecchia porta S.Gallo, quella che in un tempo, molto remoto, separava la città di Firenze dal contado.

Fumava Pall Mall al mentolo, per l’odore che spandevano e l’aroma, penso che immaginai allora, ma fanno male al cuore, mi disse, e dalle finestre del suo appartamento si vedevano i tetti della città, come essere a Parigi, penso che immaginai allora. Nessuno in quella stanza, nessuno di noi sapeva allora quello che pochi anni dopo sarebbe stato il suo futuro e tutti ridevano, con quel riso delle persone per bene che si incontrano in un salotto, penso che immaginai allora sentendomi differente.

Faceva collezione di vasi Gallé, che trovava nei mercatini a Parigi e ci raccontò di uno scolaro elementare di Portoferraio, a cui era stato dettato un esercizio di composizione, Il baco da seta, e che scrisse del suo stare da solo nel banco in classe, il banco da sé.

Ho sempre pensato alla terribile, pensai allora, solitudine di quel bambino, negli anni.

9 Risposte a “il banco da sé”


  1. 1 mauro Luglio 1, 2009 alle 10:49 pm

    Prof, credo che lei ci voglia dire che nonostante uno abiti a Portoferraio – e sia pertanto un poco abituato ad una certa solitudine (sebbene quel film pieno di attori e comparse che vanno e vengono, fatto da Virzì un paio d’anni fa, dica altra cosa) – allo star da soli non ci si fa il callo.
    Anzi, forse lei ci vuol far capire che dapprincipio uno non se ne farebbe neanche un problema – salvo il caso di questo giovanissimo inventore di storie del quale ci ha riferito -, ma poi, col passar del tempo, uno s’accorge d’aver immaginato molto e detto poco.
    Dal che si deduce che siamo tutti isole nella corrente?

  2. 3 CalMa Luglio 2, 2009 alle 7:56 am

    e quale sarebbe stato il suo futuro? (molto bello questo post. molto molto)

  3. 4 baskerville Luglio 2, 2009 alle 7:11 pm

    potrebbe essere andata peggio. essere male accompagnato.

  4. 5 polivalente Luglio 3, 2009 alle 5:30 pm

    è strano arrivare a qualcuno attarverso un blog. io, che sto dall’altra parte dell’oceano: e leggo solo i blog di chi conosco o quelli che hanno 3.889 lettori e commentatori. non so bene come sono arrivata qui… ma mi ricordo che i tuoi post mi piacquero subito. immaginavo una donna (abbiamo sempre la smagnia di immaginare l’autore…), adulta. poi mi ricordo di aver letto dei post sull’esame di maturità e mi ricordo di essere rimasta perplessa: ma come?! ha 19 anni?! a quella adolescente di 19 anni ho scritto: ma scrivi bene tu!
    adesso mi appare un’altra possibilità: esame di maturità + prof = professoressa di liceo. ma sìììì…. magari di un liceo di firenze.. ma sarà stata una mia insegnante?!
    sì?!
    un abbraccio!

  5. 6 pessima Luglio 4, 2009 alle 11:10 pm

    Grazie dell’abbraccio, ma non so se davvero sarò stata la tua professoressa. Mi è venuta in mente questa, anche se non c’entra niente.

  6. 7 pessima Luglio 4, 2009 alle 11:20 pm

    Dimenticavo: bentornata untitla (sono tentata dal punto esclamativo, ma te lo risparmio).

  7. 8 untitled io qua Luglio 6, 2009 alle 4:25 am

    grazie :-)
    (ma bentornata da dove? sto sempre qua!)


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