una questione di sguardi

Cerco di spiegare come intendo io quel troppo femminile di cui si parla nei commenti di questo post. La definizione non è mia, a dir la verità ma nasce dal commento di un uomo che, commentando il film di Francesca Comencini, Lo spazio bianco, se ne esce appunto dicendo che è un film troppo femminile. E non aveva torto, lo sconosciuto, anche io avevo pensato una cosa del genere vedendolo: un film femminile. Perchè a me sembra che certi film in cui si parla di argomenti molto femminili e in cui la protagonista è una donna, c’è differenza se sono girati da un uomo o da una donna regista. Mi sembra che lo sguardo di un uomo su personaggi femminili (dico sguardo ma si deve leggere- credo- pensiero, immaginario, visto che abbiamo anche a che fare con sceneggiature, in genere) sia uno sguardo che volente o nolente si porta dietro millenni di sguardi che osservano un oggetto di desiderio e anche quando questa modalità di sguardo, grazie a quello che chiamo qui riduttivamente ragionamento, è superata, a me pare che per forza di cose se ne trovi traccia in occhi che, anche con amore, si posano sulla donna vedendola sempre altro da sè, quindi forse incomprensibile e di conseguenza immaginata attraverso il proprio essere maschile.

Una donna che osserva una donna non la vede come altro da sè, ma vede se stessa, sa quello che passa davvero in quello sguardo che vede di fronte all’occhio della macchina. Questo per chi crede- come ci credo io- a un sentire femminile diverso da quello maschile, sia per cultura – intendo dire per costruzione culturale- sia perchè donne e uomini non sono uguali chimicamente, nonostante tutti i discorsi contro l’essenzialità- vale a dire l’esistenza di un’essenza, di un essere specifico femminile- di quelle teorie femministe che hanno sostenuto la parità assoluta tra i generi, e quindi a volte sentono e si comportano in modo diverso di fronte alla vita (usiamo questo termine onnicomprensivo, vah!).

Mi si potrebbe obiettare che ognuno di noi si comporta in modo diverso, indipendentemente dal fatto che sia maschio o femmina. Invece io credo che esistano in certi ambiti specificità maschili e specificità femminili, senza che questo comporti un giudizio di merito su alcunché.

Quando uno spettatore uomo assiste ad un film girato da una donna che parla di donne rimane sconcertato, spesso. Perché  capita che lo sguardo di questa donna non sia quello a cui è abituato, non sia il suo sguardo. Lo stesso, credo, capita alla donna che osserva una donna vista da un regista maschile, ma si tratta di un’esperienza talmente comune che ormai anche le spettatrici femminili si sono abituate a questo sguardo maschile su di loro e si immedesimano in questo sguardo che le guarda dallo schermo, che rimbalza su di loro.

La donna è inquadrata dallo sguardo della cinepresa come un’icona, oggetto dello sguardo: un’immagine fatta per essere guardata dallo spettatore, il cui sguardo è rilanciato da quello del personaggio maschile e vi si sovrappone. Quest’ultimo non solo controlla gli eventi e l’azione narrativa ma è “il portatore” dello sguardo dello spettatore. ( Teresa De Lauretis, Sui Generis, Feltrinelli 1996)

Mi chiedo quindi chi è “il portatore” di uno sguardo femminile in un film girato da un uomo e viceversa quale spaesamento può provare un uomo che guardi un film girato da una regista che sia cosciente di questo potere della cinepresa e dell’immagine.

Nel libro che ho citato è riportata una vecchia storiella femminista, che racconta la fine della storia di Edipo e della Spinge. La trascrivo.

Molto tempo dopo, Edipo, vecchio e cieco, camminava per strada. Sentì un odore familiare. Era la Sfinge. Edipo disse: “Voglio fare una domanda. Perché non ho riconosciuto mia madre?” ” Hai dato la risposta sbagliata, “disse la Sfinge. “Ma ha reso tutto possibile,” disse Edipo. “No, disse lei. “Quando ho chiesto: che cosa cammina con quattro gambe al mattino, con due a mezzogiorno e con tre la sera, tu hai risposto l’Uomo. Non hai parlato della donna.” “Quando si dice Uomo, “disse Edipo, “sono incluse anche le donne. Lo sanno tutti. ” Lei disse, “Questo lo pensi tu”.

6 Risposte a “una questione di sguardi”


  1. 2 Giacomo Novembre 15, 2009 alle 8:15 am

    Non se sia più di moda citarli, ma visto che si parla di sguardi millenari, riflessi, immagini ecc. riporto uno dei miei mantra:
    «La donna […] ha ottenuto, per tutta la natura sfruttata, l’assunzione nel mondo del dominio, ma solo come infranta. Domata, la sua sottomissione spontanea riflette al vincitore la sua vittoria: la sconfitta come dedizione, la disperazione come anima bella, il cuore offeso come petto amante. A prezzo di una totale separazione dalla prassi, del ripiegamento in un cerchio incantato, la natura riceve l’omaggio del signore della creazione» (Max Horkheimer e Theodor W. Adorno).

  2. 3 ferrugnonudo Novembre 15, 2009 alle 7:23 pm

    Vidi il film lo spazio bianco settimane fa e, ancora oggi, non so dire cosa ne penso. Più in generale dico cosa penso di questo genere di film centrato, come giustamente dici tu, su un certo tipo di sguardo. Quel che penso io è che in suddetto genere di film, la cosa più lampante, almeno a mio parere, e anche + urticante è lo sguardo che di riflesso, si abbatte come un fulmine sugli uomini che, guarda caso e proprio per via di questo stesso sguardo, ne vengono fuori da poveri stronzi oltre che poveri beoti. Come avrai giustamente capito, non mi piace questa lettura dei due universi, non perchè non la trovi corrispondente al vero, in certi casi lo è, eccome se lo è, ma perchè la trovo riduttiva e persino un po’ offensiava proprio dell’universo femminile con cui all’apparenza sembrano schierarsi. Sinceramente di questa lettura passiva dell’universo femminile io mi sarei anche un po’ stufata. Di passaggio e con tests che gira. Ciao.

  3. 4 ferrugnonudo Novembre 15, 2009 alle 7:33 pm

    anche se poi a ben pensarci, questo film mette in croce tutti e due gli universi perchè anche lei, parliamoci chiaro, non è che faccia proprio una gran bella figura. o no? non mi addentro nei particolari perchè magari c’è ancora qualcuno che non l’ha visto.

  4. 5 Sandra B. Novembre 16, 2009 alle 10:40 pm

    Non l’ho visto, Lo spazio bianco. Ma sono abbastanza d’accordo con pessima per quanto riguarda il contenuto del post, che fra l’altro fa tornare a galla i miei studi di genere, sigh, sob, sniff, che non ho più tempo di seguire…


  1. 1 siamodonne. « (FerrugnoNudo) Trackback su Novembre 15, 2009 alle 8:40 pm

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