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tutta notte sopra il tetto
Pubblicato Settembre 16, 2009 l'infanzia , l'ubicazione del bene 3 Commenti
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Pubblicato Agosto 30, 2009 gli invisibili , l'ubicazione del bene , raccontare , scrivere , segreti silenzi e bugie , visioni 5 CommentiIn una situazione così si potrebbe anche diventare pazzi. Se non lo siamo già.
Chi sono io? Poca importanza: pensate solo che tra me e voi in fondo non c’è molto differenza: siamo due facce della stessa medaglia, più o meno. E se non capite, provate a riflettere. Oggi non mi va di spiegare.
Se fossi in America potrei dire che tra qualche pagina prenderò un fucile in mano e comincerò a sparare. Se fossi in America e se fossi un uomo della mia età. Ma non lo sono. E neanche voi, mi sa. Quindi non aspettatevi una scena del genere.
Lo so: si ha l’impressione che chi scrive cose del genere sia un po’ pazzo. Lo penso anche io, se non altro non è facile mantenere a lungo il controllo della situazione.
Questa vale una fermata: dunque, se scrivi ti immedesimi, inevitabilmente, più o meno in alcuni personaggi e ho sempre pensato che la cosa difficile in questo caso fosse quella di infilarsi nella pelle del personaggio, uscire e poi di nuovo entrare, dopo che attraverso la tua, di pelle, sono passate mille altre voci, per tutto il giorno, a volte non te ne sei neanche accorta, e il tuo cervello ha ricevuto impulsi che non hanno niente a che vedere con la persona- perché ormai per te è persona e non più personaggio- nella cui pelle ti sei infilata per scrivere tutto quello che hai scritto finora. Che poi in certi momenti questa nuova persona ti faccia quasi paura, è perché hai paura che prenda il sopravvento e non sai dove ti porterà, ma tutto questo ha a che fare con la tua mente fragile o supposta tale. Non sai nemmeno chi è, a dire il vero, ma ti sei così fiduciosamente infilata lì dentro e per il momento ti piace stare lì seduta.
Si riparte. Dunque, non sono in America e non sono neanche un uomo, a quanto pare, anche se personalmente lo trovo per certi versi secondario. E’ la voce che interessa, no il corpo o i genitali (troppo forte questa parola qui dentro?).
E’ difficile leggere un libro, lo ammetto e avete tutta la mia solidarietà. Leggerlo davvero, starci dentro. E’ difficile perché spesso non riesci a tralasciare, quando ne parli o ci ripensi, il fatto che dietro a quelle parole che ti fanno così impressione in certi fortunati casi, dietro a quelle parole ci sia una persona in carne ed ossa. Una persona reale, dico, che però per te che leggi è a pensarci bene quasi la stessa cosa delle persone che sono dentro al libro: il suo nome è stampato sulla copertina e in alcune delle pagine interne allo stesso modo degli altri e il fatto che in terza di copertina ci sia, come in questo caso, una sua foto non ci dà automaticamente il diritto di crederla una persona più reale delle altre, più esistente delle altre. Una persona che di notte o di giorno si è messa a un tavolino e ha cominciato a scrivere quello che tu stai leggendo.
Dunque, perchè avrei dovuto prendere un fucile e sparare, se fossi in America e se fossi un uomo? quali motivi potrebbero condurmi alla pazzia? perché è questo quello che vi interessa, no?, mica conoscere quello che fate quando cercate di scrivere o ricevere lodi sulla vostra abilità di lettura.
questo libro infinito che somiglia tanto a un blog
Pubblicato Agosto 8, 2009 blog , dubbi , libri , percorsi , scritture 1 CommentoLa vera misura dello Zibaldone era il tempo: il tempo di ogni giornata: 16-18 settembre 1823, 18 settembre 1823, 19 settembre 1823, 20 settembre 1823, 20 settembre 1823, 20 settembre 1823, 20 settembre 1823, 20 settembre 1823; e così via all’ infinito, ritmando il tempo verso il futuro. Passata la metà dello Zibaldone, Leopardi ricordò anche (non sempre) la festività religiosa: 20 settembre. Vigilia della Festa di Maria Santissima Addolorata 1823; e il giorno dopo: 21 settembre. Festa di Maria Santissima Addolorata 1823; credo per registrare la doppia realtà, temporale e religiosa, delle giornate. Ogni ventiquattro ore, toccava qualsiasi argomento: per esempio, il 20 settembre 1823, sul valore di Sonito, quello di Contentus e di Frissons, Monti e Byron, Dante e Ovidio, l’ egoismo, la tragedia antica e il dramma moderno. Il tempo di Leopardi era complicatissimo. Aveva aperto davanti agli occhi tutto lo Zibaldone: guardava ora in un punto ora in un altro; andava indietro, si spingeva arditamente nel passato, suggeriva una frase, scrivendola sui margini della pagina, o insinuava una serie di rinvii tra i diversi pensieri, che formavano una nuova struttura del libro. Non creava un sistema, ma una moltitudine di sistemi che si prolungavano in tutte le direzioni, come un libro mobile. Qualche volta considerò lo Zibaldone come un puro brogliaccio, da cui estrarre dei libri, simili ai libri che scrivevano gli altri, ognuno dei quali avesse un tema unico e coerente. Per esempio, nel marzo del 1829, quando lo Zibaldone era quasi alla fine, rivelò a Pietro Colletta che avrebbe potuto comporre il trattato Della natura degli uomini e delle cose: la Storia di un’ anima: i Caratteri morali: i Paradossi: le Lezioni, o Corso, o Scienza del senso comune: il Parallelo delle cinque lingue: Colloqui dell’ io antico e dell’ Io nuovo … «Voi riderete – diceva a Colletta – di tanta quantità di titoli; e ancor io me ne rido, e veggo che due vite non basterebbero a colorire tanti disegni». Ma Leopardi sapeva benissimo che quei disegni erano castelli in aria, e che non ne avrebbe fatto nulla. Nell’ estate del 1827 aveva compreso che lo Zibaldone era una molteplicità, una mostruoso coacervo di possibilità, alle quali non poteva togliere nemmeno una sillaba. Non gli restava che inseguire l’ infinito, che continuava a inseguirlo. In molti aspetti, le pagine dello Zibaldone ricordano quelle del Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica. C’ è il rifiuto della costruzione logica: l’ onda, la scorrevolezza e la qualità del parlato, che va avanti, ritorna indietro, si ferma, ondeggia, si riposa: la mente che scopre le cose via via che scrive: la velocità del pensiero che sopravanza quella della scrittura; la virgola che tende a sostituire gli altri segni di interpunzione. Quando si paragonano le frasi dello Zibaldone ai Pensieri, di cui esse sono la fonte, si ha l’ impressione di un libro che non sta mai fermo,e che trascina con séi suoi lettori. Leopardi parlava di «pensieri scritti a penna corrente», cioè obbedendo agli immediati impulsi della mente e della penna. Come ha dimostrato Emilio Peruzzi, talvolta le frasi sono invece copie corrette di frasi primitive: ma quasi sempre anche le correzioni cercano di imitare la mobilità della penna che fugge sulla carta. Lo Zibaldone è un libro potenzialmente illimitato, che è finito per caso. Nei tempi moderni spiegava Leopardi – tutte le idee e le notizie hanno acquistato una liaison tra loro. Se uno scrittore segue i rapporti che si sviluppano, consciamente e inconsciamente, un libro diventa vastissimo, e si trasforma in un’ enciclopedia o in una serie di enciclopedie o, come diceva Vogel, in un caos scritto. Bisogna limitarsi, circoscrivere, porre freni: arte difficilissima. Qualcuno non ci riesce. Spaventato e confuso dalla vastità di ogni soggetto e dalla moltitudine delle idee, non ardisce né cominciare né finire un’ opera. Come lo scrittore “moderno” di Leopardi, verso la fine della propria vita Robert Musil si domandava disperatamente, davanti alle migliaia di pagine dell’ Uomo senza qualità, se avrebbe mai concluso la sua architettura narrativa inesistente e solidissima.
Da Zibaldone. Così Leopardi ha scritto il libro infinito diPiero Citati, su La Repubblica di giovedì 6 agosto 2009 (l’intero articolo qui)
in un pomeriggio caldo, senza voglia di far niente
Pubblicato Luglio 22, 2009 musica , questi fantasmi , virate 5 Commenti
erano giorni tristi, non sentiva nè odio nè amore…
Pubblicato Giugno 26, 2009 Uncategorized 13 CommentiSon giorni di poche, pochissime parole, come se mancasse l’energia di tirarle fuori, come se mancasse l’anima, che in fondo ha a che fare, come ben sapete tutti e tutte, con il respiro, il vento, il soffio (e chi ancora non ne fosse a conoscenza può sempre guardare qui per un primo approccio alla questione) e quindi anche con l’aria necessaria per buttar fuori quella che altro non è che l’articolazione vocale del pensiero ( sempre che un pensiero ci sia, ovvio). Ma a parte questo, leggo molto, in rete e fuori, negli spazi consentiti dall’incombente e già incombuta maturità che dir si voglia, visto che non si chiama più così, ma molto più rigorosamente esame di stato.
Ho letto da poco- e un po’ in fretta, ne convengo- questo post di Alcor e mi è sembrato in qualche modo di poterlo accostare a una piccola riflessione, più modesta e poco sviluppata, a dire il vero- cha facevo qualche giorno o notte fa, vale a dire mi chiedevo in che misura nei vari popoli resta traccia della loro storia. Be’, mi fermo qui. Tanti saluti a tutt*.

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