il blog e gli altri

6 05 2008

il blog – stasera lo vedo proprio come un quaderno dove ricopio i miei esercizi
gli altri dove stanno in questo gioco molto serio?

da parergon

E’ che in questi giorni sto leggendo questo libro qui, che non è male, devo dire, interessante. E in questo libro qui, scritto da questo signore qui e anche questo qui, anche se sembra un altro, si parla tanto di rete e di persone che attraverso il blog comunicano la loro voglia di esserci e di dire e attraverso questa loro voglia modificano anche le cose intorno.
Poi leggo parergon e mi metto a pensare a cosa vuol dire la parola comunicare e se vale anche nel silenzio degli altri, un silenzio che poi non è veramente un silenzio, perchè gli altri parlano, magari, è che lì le parole non risuonano. Ma comunicazione è lo stesso, direi. A distanza.
Non è semplice dirla.




dal matera camp

4 05 2008

Ieri ascoltando per quanto è stato possibile un po’ di interventi al matera camp, ho scoperto questo signore qui




nella rete

30 04 2008

Chi si espone, infatti, non può conoscere chi si sta esponendo perchè non si vede. E’ dunque più che probabile, argomenta Hannah Arendt, ” che il ‘chi’, che appare in modo così chiaro e inconfondibile agli occhi degli altri, rimanga nascosto alla persona stess, coem il daimon della religione greca che accompagna ogni uomo nella sua vita, sempre presente dietro le sue spalle e quindi solo visibile a quelli con cui egli ha dei rapporti.”

Apparire agli altri perchè semplicemente li si incontra, e mostrare loro attivamente chi si è, sono tuttavia, per Hannah Arendt, due cose differenti. Detto alla buona, tale differenza riguarda il mero apparirci dell’identità fisica di qualcuno e il suo attivo esibirsi. Non si tratta tuttavia di una differenza tra la mera materialità e l’eccelsa spiritualità, fra corpo e anima. Bensì, piuttosto, di una diffrenza di scena. La scena sulla quale “gli esseri umani appaiono gli uni agli altri non come oggetti fisici ma in quanto uomini” è infatti quella che li vede agire con atti e parole. Com’è noto, trasgredendo i canoni del lessico tradizionale, Hannah Arendt dà a questa scena di esibizione interattiva il nome di politica.

( da Adriana Cavarero, Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Filosofia della narrazione, Feltrinelli, 1997- Le citazioni della Arendt son tratte da Vita activa)




ritorni

27 04 2008

Ancora nuvolo.




fine della tregua

18 04 2008




il paese in cui vivo

14 04 2008

Ci manca l’artista, il resto c’è.