| « Tutto ben ponderato bisogna concludere e tener fermo che questa proposizione io sono, io esisto, è necessariamente vera, ogni qual volta che io la pronuncio, o la concepisco mentalmente » (Cartesio, Meditazioni, 2) |
|
Dunque una giornata che non riesco a trovare la parola giusta per definirla.
Provi.
Non lo so, mi sforzo da stamani, ma non ci riesco, è come se la mente si rifiutasse di cercare. Il solito vuoto cerebrale. Mi preoccupa.
Mmm. Si sforzi.
Si sforzi, belle parole. Non faccio altro che guardarmi le mani e sospirare. Pensa che ci sia un nesso?
Tra cosa?
Tra le mani e il sospiro.
Si spieghi meglio. Lei vede un qualche mnesso?
Mi verrebbe in mente una cosa tipo… Sospiro per le cose che non riesco materialmente a fare, le mie mani potrebbero essere il simbolo di quello che non agisco. Bello, eh?
Bello lo dirò io, casomai. Vada avanti.
Mah, non c’è molto da andare avanti. Dicevo che mi guardo le mani e sospiro e soprattutto è uno di quei giorni in cui mi sembra di essere proprio un’altra persona, di essere tornata indietro.
Indietro quando?
Indietro, come comportamento. Sì, si ricorda, qualche giorno fa ero lì che dicevo che non bisogna chiudersi in sè, e bla bla bla e bli bli bli, tutte quelle belle cose del tipo io, io sono sorridente, non mi riconosco più, eccetera eccetera e quanto son bella e quanto sono brava. Oh, sembra che lo faccia apposta, ma appena mi dico, cazzo…… Lo posso dire cazzo qui?
Mah, non so, faccia lei, qui dentro è libera di dire quello che vuole.
Insomma, appena mi dico oh, stamani sono proprio felice Capisce? uso la parola felice, mi sento leggera quando esco di casa per quelle strade ancora un po’ umide per la notte che non c’è nessuno o pochi in giro, il bar sottocasa ha appena aperto e c’è quello che mangia la pasta appoggiato al bancone e intanto si legge il giornale e io passo lì davanti con le mie belle cuffiette alle orecchie e ascolto musica aspettando l’autobus e poi lì dentro mi sento ancora felice e felice di camminare per la strada e davvero sorrido alla gente e penso di me però che persona piacevole è un piacere conoscerti così da vicino, e riesco anche a sorridere al mio depresso che se ne sta sul divano a rincretinirsi davanti alla tv e a provare per lui un po’ di affetto ancora, insomma penso che in fondo la vita è ancora bella, no?, incontri anche gente nuova e magari potrai poi fare cose che la indirizzino di nuovo, la vita intendo, a quello che ti sembra potrebbe essere il tuo futuro, per quanto, sa, l’idea di futuro che si ha a una certa età è sempre piuttosto ridotta, a volte non ce la fai neanche a pensare alla parola futuro e tutto ti sembra una nebulosa un po’ lattiginosa che non riesci a vedere…
Perchè si interrompe?
No, pensavo al futuro. Mi è venuto in mente che proprio il futuro non esiste, in fondo, perchè non ne abbiamo mai idea, nè da giovani nè da vecchi, nè mai. Come dire? le sembrerò eccessiva forse, ma il fututo siamo noi.
Cioé?
Siamo noi che lo facciamo. Il futuro sono le nostre aspettative su noi stessi, no? Bello, no?
Lasci perdere il bello. Vada avanti.
Insomma, in quei giorni mi sembra proprio di essere la persona che vorrei essere, allora. Mi piaccio, insomma.
Un po’ Narciso, mi pare.
Sì, lo so, ma è un peccato?
Non siamo qui a parlare di peccato, guardi.
Sì, è vero. non volevo dire questo. Volevo dire che in fondo è importante piacersi. Ma sto perdendo tempo. Quanto manca?
Mmm, non molto. continui pure.
Ecco, quello che mi succede dopo due o tre giorni massimo che ho pensato queste cose e sono felice è che comincio a ritirarmi, non ho più voglia di essere felice per forza.
Si spieghi meglio.
Non ce la faccio, mi sa.
Come non ce la fa?
Non trovo le parole. O non capisco quello che mi succede, in realtà. Beh, mi intristisco, insomma, come se la felicità che ho provato fosse in realtà pura apparenza, illusione, sogno, e la realtà delle cose prendesse di nuovo il sopravvento. E’ triste, sa, non so se lei l’ha mai provato.
Senta, non siamo qui per parlare di me, ma di lei. Mi dica ancora.
Sì, sono una che sogna cose che non accadranno mai, che vivono solo nella sua testa e finchè riesco a tener viva questa finzione va tutto bene. Ce l’ho fatta per anni, sa, mi sa che sono stata allevata così, a immaginare, perchè non si spiega, sennò, questa capacità di sognare. Che poi sognare a me piace, anche come attività in sè, di notte e di giorno. La trovo proprio bella, a volte mi risveglio dai sogni che mi sembrano così veri. Forse non c’entra molto questo. L’altra sera Marìa mi ha detto che sono prolissa. E’ vero, mi piace raccontare, dilungarmi, entrare nei dettagli, nei particolari, trovare e spiegare collegamenti tra le cose, magari cose che mi sono venute in mente lì per lì. Mi piace spiegare il mio cervello e mi piace la parola spiegare. Gliel’ho già detto, mi sa, ma la parola spiegare è così bella, questo lenzuolo che stendi davanti alla gente e fai vedere la mappa della tua testa come la vedi tu in quel momento, come la leggi tu in quel momento, in diretta, così come il pensiero ti viene alla testa. Bisogna essere concentrati e veloci per fare una cosa del genere, ma è bella.
Il bello lo lasci stare. Bisogna essere anche un po’ solipsisti per fare una cosa del genere. Conosce questa parola, solipsista?

PARTECIPANO