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si cambia

(forse)

Ottava ora del giorno

Ottava ora del giorno

Biglietto numero 20

Angeli e Pianeti che governano

l’Ottava ora del Giorno:

Domenica                     Michael

Lunedì                            Gabriel

Martedì                         Samael

Mercoledì                    Raphael

Giovedì                          Sachiel

Venerdì                        Anael

Sabato                           Cassiel

E.R.

Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare, volevo baci grandi e baci lenti come un respiro cosmico, volevo bagni di baci in cui rilassarmi e finalmente imparare i suoi movimenti d’amore.

(Pier Vittorio Tondelli, Biglietti agli amici, Bompiani, 2001)

telegrammi

Che poi occorra trovare una distanza e’ cosa nota, anche da questa parte del mondo. Pensiero che a prima vista appare misterioso, ma nel corso del tempo si verra’ forse disvelando. O forse no, tutto e’ molto lattiginoso da queste parti. Nonostante i cieli azzurri di alcune mattine. A volte chissenefrega. Detta distanza e’ soprattutto interiore, equivale a un modo di stare in piedi con la schiena diritta e a un certo modo di non guardare. Vale.

For Memory

Vecchie parole:                fiducia                            fedeltà

E ancora nulla di nuovo in sostituzione.

Io rastrello foglie, rassetto il prato, erba d’ottobre

dolorosamente verde sotto l’oro

e in questo lavoro silenzioso sorgono

pensieri di te

sento la tua voce:                           sfiducia                 tradimento

che punge i fili

Io riempio sacchi con le vecchie foglie

e ancora cadono e ancora

vedo il mio lavoro disfatto

Un pomeriggio gelido di pioggia

e l’intero lavoro da rifare

Non posso sapere ciò che sai

se non me lo dici

ci sono ferite nella nostra comprensione

di questo mondo

Ci siamo incontrate in una identica

furia di destinazione

menzionando a malapena la differenza

(che cosa attirava i nostri bei capelli

nel fuoco

i profondi, ardui abbeveratoi

taciuti)

Sono caduta scavalcando la ringhiera di un seminterrato

il primo giorno di scuola e mi sono ferita la fronte-

te l’ho mai raccontato? Più di quarant’anni

e ricordo ancora che ho annusato il mio sangue

come l’odore di un nuovo libro di testo

E mi hai raccontato

come ti richiamava dal gioco tua madre

e da chi? Per cosa? Questi atomi ricoperti di polvere

comune

quella vita normale dalla quale ognuna e tutte fuggivamo

fuori orbita

alla quale dobbiamo ritornare semplicemente per dire

questo è il mio luogo d’origine

questo è ciò che conoscevo

Il passato non è un guscio tuttavia il cambiamento

continua

Libertà: Non è una volta, camminare fuori

sotto la via Lattea, sentendo i fiumi

di luce, i campi di buio-

la libertà è un continuo, prosastico ricordare

quotidiano. Mettere insieme, pezzo dopo pezzo

i mondi stellati. Da tutte le collezioni perdute.

(Adrienne Rich, For Memory, in Cartografie del silenzio, Crocetti)

Quando sei distante devi misurarti con te stessa, devi continuamente ricalibrare la misura che ti separa da.

Come se il corpo dovesse richiamare la mente che se ne va per conto suo e dirle, ehi aspetta, io sono qui, non puoi spostarti troppo.

La mente, si sa, è una ragazzina vivace e irrequieta. Con un alzata di spalle, sbuffa e mal sopporta questo peso che deve portarsi appresso. E di nascosto, mentre lui dorme o sonnecchia sul divano, prende le chiavi e se ne va. Ma sa che deve tornare, non può spiccare il volo. Il suo è solo un tentativo.

Solo insieme possono viaggiare, la mente e il corpo.

Quando sei distante, devi continuamente affrontare i fantasmi, quelli che abitano nelle stanze della mente. Devi saper distinguere tra ciò che appartiene a te e ciò che invece non è tuo. Devi sapere da dove nasce quello che senti.

Hai anche un’altra scelta, tuttavia.

Quella di smettere di usare il microsopio e il bisturi. Non siamo in laboratorio, darling.

Don’t worry, be happy.

ascolti serali



a bocca aperta

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